Storia – History

Grazie per aver visitato il sito ufficiale dello storico osservatorio di Montevergine. Devi sapere che questo osservatorio viene salvaguardato dall'abbandono e dal degrado grazie all'azione e all'opera di un gruppo di giovani appassionati della meteorologia e del territorio del comprensorio del monte Partenio. L'osservatorio ha una lunga serie storica risalente al lontano 1884. Grazie alla tua eventuale donazione potrai contribuire concretamente al mantenimento e al miglioramento dell'osservatorio stesso. Senza il vostro aiuto questo importante pezzo di storia scientifica italiana verrebbe inesorabilmente perduto. Grazie per il tuo contributo e torna a visitare il sito ufficiale www.mvobsv.org

L’osservatorio Meteorologico di Montevergine ebbe ufficialmente inizio il 1° Gennaio 1884 e fu uno dei primi della Campania ed il più alto di tutto il sistema degli Appennini. Suo ideatore e promotore fu l’illustre ed infaticabile Abate D.Guglielmo De Cesare, il quale volle fregiare l’Abbazia di nuova gloria per lo studio delle scienze naturali. La sua idea fu accolta con grande favore dalle autorità governative del tempo, tanto che lo stesso Ministro della Pubblica istruzione Fiorelli espresse viva soddisfazione per l’iniziativa intrapresa
Ma in modo particolare la cosa fu presa molto a cuore dall’insigne studioso e scienziato Padre Francesco Denza Barnabita, indefesso pionere della Meteorologia in Italia e primo presidente della Società Meteorologica Italiana, il quale, a nome della stessa Società, attestava al De Cesare la sua viva soddisfazione e più sentita riconoscenza per l’animosa deliberazione e gli faceva i più meritati elogi per un’opera che sarebbe stata senza dubbio di lustro al Monastero e di vantaggio alla climatologia di quelle regioni.L’illustre studioso non si accontetò solo delle semplici parole, ma il 6 ottobre 1883 volle onorare di una sua visita personale il Santuario di Montevergine, portando con sè alcuni principali strumenti per le osservazioni, quali dei grandi barometri, dei termografi, dei termometri, l’evaporimetro, lo psicrometro, il pluviometro ed altri strumenti necessari.

Tali strumenti furono provvisoriamente sistemati in locali occasionali, nell’attesa che fossero costruiti locali più adatti, che lo stesso Padre Denza si era degnato di designare. E difatti il 18 gennaio 1886 iniziarono i primi approcci presso le competenti autorità governative per la costruzione di una torretta meteorologica che sarebbe dovuta sorgere sulla facciata del lato orientale del Monastero. Tale costruzione fu portata a termine soltanto nel 1893, data la scarsità dei mezzi finanziari.

Nel frattempo, trovandosi il Santuario in una posizione topografica poco felice per avere un’esatta valutazione dell’intensità e della direzione dei venti, fu costruita sul Monte Tavola, una delle cime più alte del Partenio (m. 1480), una stanza anemografa con una linea telegrafica che trasmettesse all’apparecchio registratore dell’Osservatorio del Santuario la diversa direzione e velocità dei venti. Tale stanza anemografa funzionò più o meno bene fino al 1917, allorchè la si dovette abbandonare quasi completamente, essendo le apparecchiature rese inservibili dalle intemperie.
Da quanto abbiamo visto, l’Osservatorio Meteorologico di Montevergine ebbe fin da principio vero e proprio carattere ufficiale; infatti, in data 5 dicembre 1884 , l’Abate Corvaja fece esplicita domanda perché l’Osservatorio fosse unito e incorporato alla rete governativa degli osservatori Meteorologici. Tale domanda fu subito comunicata, in data 5 gennaio 1885, al direttore dell’Ufficio Centrale di Meteorologia, il quale fu ben lieto di accogliere l’Osservatorio nella rete nazionale, inviando subito le prime schede per la registrazione delle osservazioni. Quale direttore responsabile dell’Osservatorio fu nominato il P.D. Giuseppe Llobet, il quale, dopo alcuni mesi di perfezionamento passati a Napoli sotto la direzione del celebre professore Fausto Brioschi, assunse ed esercitò l’incarico con tale zelo e passione che si meritò ben due “Diplomi di Benemerenza”. Ebbe continua e fraterna corrispondenza con l’illustre scienziato P.Denza, e fece egli stesso alcune importanti pubblicazioni sui fenomeni atmosferici osservati a Montevergine. I parametri osservati, che ho descritto nel post iniziale di questa discussione, venivano inviati ogni dieci giorni all’Ufficio Centrale di Meteorologia, a cui si inviavano anche le cartoline dei temporali. A questo impegno, portato avanti con eccezionale puntualità, nel 1938 se ne aggiunse un altro ben più importante e impegnativo. Il 5 luglio 1938, infatti, si presentò a Montevergine, proveniente da Benevento, una commissione di Alti Ufficiali e Tecnici della Reale Aeronautica, per studiare la possibilità di installare al Santuario di Montevergine un Osservatorio di Alta Montagna al servizio della Reale Aeronautica. La proposta fu accettata ben volentieri dall’allora Abate Giuseppe Ramiro Marcone e, attrezzata la stazione con apparecchi più adeguati alle nuove esigenze, iniziarono ben presto le trasmissioni dei bollettini, sotto la direzione del P.D. Virgilio Cinella. Le trasmissioni proseguirono, tra non poche difficoltà ed alterne vicende, ma sempre con grande senso di responsabilità e spirito di sacrificio, fino al 1952, quando, per mancanza di personale adeguato e difficoltà di adattamento ai nuovo progressi, vennero definitivamente interrotte.La sorte seguì, verso la fine del 1961, il servizio per l’Ufficio Centrale di Meteorologia di Roma, in quanto, essendo stato destinato ad altro incarico il direttore, P.D. Virgilio Cinella, non ci fu chi per il momento lo potesse sostituire. Per evitare il ritiro degli strumenti da parte dell’Ufficio Centrale di Meteorologia di Roma, ci si impegnò di continuare un servizio ridotto di una sola osservazione al giorno. Ma nel 1965 anche questo servizio ridotto venne abolito insieme ai dati che si spedivano al Servizio Idrografico del Genio Civile di Napoli. Il 6 agosto 1965 si comunicava la definitiva chiusura della Stazione Meteorologica di Montevergine.
Nel 1968, il direttore del Servizio Idrografico del Genio Civile di Napoli, l’ingegnere Alfredo Pagano, volle proporre il ripristino dell’Osservatorio. La proposta fu accolta ben volentieri e fu incaricato per la direzione dello stesso Padre Amato Gubitosa, il quale, pur non avendo particolari conoscenze in ambito meteorologico, accettò l’incarico nella speranza di far risorgere l’Osservatorio e di salvarlo dall’abbandono in cui versava. Inizialmente si trattava di un semplice servizio per l’Ufficio Centrale del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste; a tale scopo, l’Osservatorio di Montevergine fu di nuovo arredato di un pluviometro e pluviografo SIAP per Alta Montagna, un termometro per la temperatura “a massima” e “a minima” e un termografo SIAP, a cui in seguito fu aggiunto un igrometro a capello e un ottimo barometro a mercurio.
Nel 2007 Padre Amato Gubitosa ha ceduto l’incarico a Padre Benedetto Komar, il quale ha provveduto al riammodernamento della strumentazione, con l’installazione di una stazione automatica (Davis Vantage Pro 2), che, interfacciata al computer, permette di registrare le osservazioni dei principali parametri atmosferici ogni 10 minuti.
La stazione oggi on line su campanialive è splendidamente funzionante. Dotata di pluviometro ed anemometro riscaldati sarà manutenuta dagli appassionati avellinesi e dai nostri esperti anche in futuro dando così continuità alla serie di dati storici dell’osservatorio.



Da novembre 2018 sarà effettuata una doppia rilevazione termometrica con strumentazione automatica.
Continuerà infatti quella classica nella solita posizione in terrazza che va avanti dal 2007 ed a questa verrà aggiunta una sonda identica posizionata in schermo passivo Davis Isntruments 8 piatti che verrà posizionata nella posizione della vecchia capannina meteorologica a parete sul lato nord della torretta. Questa campagna di rilevamento servirà a stabilire se ci sono differenze tra i valori termici rilevati in terrazza e quelli lungo la parete all’ombra per gran parte dell’anno , dell’edificio storico. Posizione, quest’ultima, utilizzata per molti degli anni di funzionamento dell’Osservatorio stesso.

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